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L’appello di Confartigianato: “Falegnami dimezzati, un mestiere da salvare”

27 Marzo 2017

Mastro Geppetto scompare e Confartigianato crea le botteghe-scuola per dare posti di lavoro e rilanciare un’attività che nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola vanta una grande tradizione. 

 

Sono rimasti in 200

Nelle due province i falegnami si sono dimezzati nel giro di quindici anni, e oggi non superano i duecento; ieri mattina, a Romagnano Sesia, Confartigianato li ha riuniti in occasione del loro santo patrono. «Questo mestiere - dice il direttore di Confartigianato, Amleto Impaloni - deve fare i conti con l’introduzione improvvisa e sempre più massiccia della tecnologia, ma non può fare a meno della creatività artigiana. Noi abbiamo realizzato le botteghe-scuola, dove una trentina di giovani studenti hanno potuto affiancare il periodo scolastico con l’esperienza nei laboratori di falegnameria, e l’80 per cento di questi giovani è stato assunto dagli artigiani per cui ha cominciato a lavorare». 

Il decano della professione è Pietro Cisari, 77 anni, di Borgolavezzaro. La sua specialità sono le scale in legno e a Novara ha realizzato tutti i serramenti della sede della Banca Popolare: «Ho iniziato a fare questo mestiere a undici anni, nella falegnameria di mio papà Gaudenzio. All’epoca nel mio paese c’erano sei falegnamerie, oggi ne è rimasta una sola. Nel dopoguerra costruivamo un sacco di ruote per i carri; una volta completata la ruota in legno dovevi metterci il cerchio in ferro, e non era un lavoro semplice: in una giornata ne abbiamo fatte tredici, tutte per i carri che andavano nelle risaie». 

Le difficoltà

Dai ricordi del dopoguerra alla falegnameria 2.0, quella dove il computer ha un posto di primo piano, come racconta Roberto Ceffa, delegato di categoria dei falegnami novaresi: «Nel giro di pochi il mestiere si è trasformato con un velocità incredibile, proprio grazie all’informatica. Oggi devi lavorare col Cad, coi programmi del computer, ma resta comunque indispensabile la manualità del falegname di un tempo, anzi, è quella che distingue il bravo artigiano».  

Il problema, dice Ceffa, sono le complicazioni burocratiche e i problemi di incasso: «La burocrazia ti ammazza, riesce a complicare le procedure più semplici. Un falegname deve fare i conti con i corsi sulla sicurezza, che vanno bene, ma non bastano, perché poi devi lavorare col responsabile della sicurezza come se fossi un’impresa con cinquanta dipendenti, il che è assurdo, anche perché aumenta i costi in modo insostenibile. Infine devi rincorrere i clienti in ritardo con i pagamenti: la crisi non ha soltanto dimezzato la categoria, purtroppo ha creato anche delle cattive abitudini, come quella di dilazionare a dismisura i pagamenti. Tu la porta, la finestra, le scale le hai fatte da un sacco di mesi, ma non vedi ancora un centesimo».

(Fonte: La Stampa)